In queste giornate di attacco ai vitalizi viene alla mente quel vecchio ma sempre vero adagio per cui la più diabolica sottigliezza del diavolo consisterebbe nel convincere il prossimo della propria inesistenza. Da quando l'ondata demagogica si è impossessata dello spirito di questo Paese prendendo di mira la sua classe politica pare che non esistano altri mali che non siano la politica e i suoi rappresentanti. Ora è chiaro che l'attuale classe dirigente abbia le sue responsabilità nell'essersi autodelegittimata di fronte al popolo e che i vitalizi possano apparire come un odioso e superato privilegio ma forse occorrerebbe maggiore lucidità per analizzare e comprendere le cose. Non è lecito attendersi che lo facciano i tastieristi a Cinquestelle ma è invece legittimo aspettarsi che ciò che resta in Parlamento di un barlume di resistenza al qualunquismo debba assumere il coraggio di riportare alla ragione questo Paese in preda ad un'isteria collettiva che passo dopo passo sta erodendo la legittimità delle istituzioni democratiche. Bene ha fatto il Foglio a riproporre qualche giorno fa un estratto di un intervento che Nilde Iotti tenne nei primi anni ottanta e che spiega le ragioni democratiche che sono alla base di tutele come il vitalizio ma resta voce isolata in un contesto sociale dove la voce dei media insegue e cavalca irresponsabilmente l'onda demagogica.
La vera domanda che occorre porsi è qual è l'alternativa? Qual è lo scenario che si prefigura chi vuole abolire i vitalizi in un Paese che ancora crede nella rappresentanza democratica? Crediamo davvero che l'abolizione dei vitalizi responsabilizzerà i parlamentari o non finirà invece per renderli oggetto di indebite pressioni esterne in assenze di quelle tutele poste a difesa delle Istituzioni e della loro autonomia? Ancora una volta la risposta non può arrivare dagli scoperchiatori già scoperchiati a cinquestelle ma dovrebbe arrivare da chi continua a parlare di democrazia senza però avere il coraggio di difenderla e che pensa di salvarsi abolendo i vitalizi.
Ha un sapore amaro il risveglio dei fans di Macron che si accorgono di aver investito i loro entusiasmi su un leader ben lontano dal ritratto tutta Europa e altruismo con cui lo avevano dipinto. Sull'immigrazione ci sbatte contro i cancelli di Ventimiglia. Su Fincantieri è pronto a fare tabula rasa dei costosi accordi fin qui portati avanti. Sulla Libia decide da solo e amen se i primi a subire le conseguenze delle scelte su quella terra siamo noi Italiani. Per farla breve gli europeisti nostrani si accorgono che in giro per l'Ue l'Europa è cosa buona e giusta solo fino a quando non intralcia gli interessi nazionali. Giusto o sbagliato non è oggetto di dibattito. Ciò che dovrebbe essere chiaro è che è finita un'epoca. Che il manifesto di Ventotene è una bella pagina di storia che oggi merita di essere rivista alla luce dei cambiamenti epocali che stiamo affrontando. Che l'Italia deve utilizzare le armi negoziali in suo possesso - non tante a dire i...
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