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Referendum Lombardia e Veneto: cosa cambia?

Il referendum in Lombardia e Veneto

Come troppo spesso capita quando in Italia vengono promossi dei referendum il tema del cosa si vota passa in secondo piano rispetto alle ragioni politiche imposte dai partiti.

Il tema del referendum

C'è chi evoca lo spettro Catalogna per disincentivare il voto ai referendum di domenica. C'è chi snocciola i 64 milioni spesi dalla collettività per l'organizzazione della consultazione.  E c'è chi ovviamente, anche se solo marginalmente, fra i promotori e i detrattori del referendum prova a soffermarsi sul merito della consultazione che però come in altre occasioni viene lasciata in secondo piano.
I referendum di Lombardia e Veneto non fanno differenza da questo punto di vista. Anzi. La sovrapposizione in queste settimane di polemiche politiche e non - il voto elettronico in Lombardia  - e illustri precedenti a livello internazionale - Brexit prima Catalogna poi - hanno ulteriormente ridimensionato il peso del quesito.

Perchè sono importanti i referendum in Lombardia e Veneto

Lombardia e Veneto si muovono da sempre su un comune terreno che affonda le sue radici non solo nel passato della storia ma nel quadro socio economico del presente. Sotto un profilo squisitamente politico sono due territori che da più di vent'anni vengono governate da forze di centrodestra e sono diventate il simbolo di un modello che viene orgogliosamente rivendicato quando a destra ci si vuole accreditare come ottimi amministratori.
Economicamente Lombardia e Veneto sono due motori portanti per la ricchezza nazionale e rappresentano rispettivamente la prima e la terza regione per numero d'imprese. E, dato non trascurabile, per il peso elettorale delle due regioni, Veneto e Lombardia sono quinta e prima per popolazione residente in Italia.

Le conseguenze del voto referendario

La questione quindi va al di là delle polemiche che pure in queste giornate si sono sviluppate: come si vota diventa aspetto secondario così come le ragioni sul perchè si vota in Lombardia e Veneto. L'autonomia non è di per sè uno strumento che garantisce dei vantaggi. Lo è nella misura in cui chi è chiamato ad utilizzarla è capace di trarne dei vantaggi per i cittadini e il territorio. È su questo piano che il dibattito avrebbe dovuto muoversi ed è su questo che i cittadini che si recheranno alle urne dovranno interrogarsi e dare risposta con il loro voto. Ovvero Lombardia e Veneto hanno davvero bisogno di autonomia o le attuali funzioni amministrative e legislative attribuite sono sufficienti a garantirne il buon funzionamento? Non può sfuggire infatti il paradosso per cui una delle materie oggetto del referendum in Lombardia e Veneto per cui si chiede autonomia - la sanità - sia proprio uno di quei settori portati come un fiore all'occhiello dai politici lombardi e veneti. Perchè allora chiedere autonomia se questo comparto è già considerato dai suoi promotori il migliore a livello nazionale?
La sensazione è che ancora una volta si utilizzi il referendum per condurre battaglie politiche e non quale mezzo per allargare la partecipazione popolare ai processi decisionali.
Non sarà quindi decisivo l'esito favorevole del referendum che appare scontato sia in Lombardia che in Veneto, quanto il dato della partecipazione che misurerà il peso dell'adesione dei cittadini ad iniziative come questa che appaiono più strumentali a logiche di partito che strumenti di democrazia partecipativa.

Lombardia voto elettronico
immagine tratta da /http://www.ecodibergamo.it/stories/bergamo-citta/referendum-il-voto-sara-in-tempo-realedalle-7-alle-23-alle-urne-con-il-tablet_1258061_11/



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