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La Francia si riprende la Libia

Chi plaude al ridimensionamento internazionale dell'Italia in Libia mostra ancora una volta i segni inequivocabili di quel morbo autolesionista che è il masochismo italico. Da sempre ne sono affette le opposizioni che gioiscono dei mali altrui come se l'umiliazione subita oggi per la Libia non rappresenti un danno per l'intero Paese e non solo per il Governo Gentiloni che incassa una dura sconfitta d'immagine. Mentre continua la sua difficile partita in Europa sull'immigrazione l'iniziativa francese sposta il centro politico del Mediterraneo oltre le Alpi e lascia all'Italia la gestione operativa della prima linea. Al di là di ciò che si possa pensare del Governo resta il dubbio che anche la questione in cui si sta gestendo l'affaire Libia a livello internazionale dipenda inevitabilmente dall'assenza di credibilità di istituzioni che continuano a muoversi su un crinale di debolezza che proviene dalla fragilità politica di chi è oggi al Governo. Non passa certamente inosservata oltre le nostre frontiere politiche ilm quadro di pressione a cui è sottoposto l'esecutivo italiano: da un lato le lotte interne al principale partito di maggioranza e dall'altro i vari riposizionamenti strategici che si stanno consumando in vista delle ormai imminenti elezioni politiche.
Se l'attuale maggioranza paga il prezzo di conflittualità mai risolte fra le sue diverse anime le vanno per lo meno riconosciuti gli sforzi intrapresi per giocare su tutti i tavoli in cui è richiesta una presenza con le poche risorse di credibilità ancora disponibili. Mentre una grave responsabilità pesa indiscuribilmente sulle opposizioni che contribuiscono ad accrescere il pesante deficit di immagine che l'Italia oggi paga a livello internazionale. Finisce così per essere chiaro come i plaudenti detrattori dell'Italia di oggi ad iniziare dalla pessima immagine franata sulla vicenda Libia, siano gli artefici di un'operazione che non fa altro che accrescere le già numerose difficoltà del Paese.

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